Library logo


Forzano.jpg picture
 
Nome completo
Forzano, Giovacchino
Varianti
Forzano, Gioacchino
Forzano, Gioachino
 
Ruolo
Drammaturgo
Librettista
Giornalista
Regista teatrale
Regista cinematografico
 
Nazionalità
Italiana
 
Data di nascita
19-11-1884
 
Genere
M
 
Luogo di nascita
Borgo San Lorenzo
 
Data di morte
28-10-1970
 
Luogo di morte
Roma
 
Biografia
Abbandonata la facoltà di medicina di Firenze e trasferitosi a Urbino si iscrisse a legge e, contemporaneamente, al conservatorio di Pesaro, per studiarvi canto. Dopo la laurea, però, lasciò il conservatorio e, tornato a Firenze, esercitò per brevissimo tempo la professione, mentre faceva le prime esperienze come giornalista, scrivendo sul foglio umoristico Il Vero Monello di A. Novelli; fondò quindi un suo giornaletto umoristico, Cirano, e collaborò al Fieramosca. Scrisse il primo libretto per E. Wolf-Ferrari nel 1903, La gabbia dorata e per L. Ferrari Trecate curò le commedie Galvina, andata in scena nel 1904 ad Alessandria e, nello stesso anno, Fiorella (seguirà per lo stesso autore nel 1922 la favola Ciottolino). Diresse Il Giornale apuano a Carrara, ed era collaboratore della Nazione . A Montecatini nel 1912 conobbe R. Leoncavallo per il quale scrisse La reginetta delle rose, La candidata, e, nel 1920 Edipo re. Per Mascagni realizzò il libretto di Lodoletta (andata in scena al Costanzi di Roma il 30 aprile 1917), da un romanzo di Ouida (Marie-Louise de la Ramée), ambientato tra l'Olanda e Parigi e Il piccolo Marat (Costanzi, 2 maggio 1921). Del Trittico di Puccini curò i libretti per Suor Angelica e Gianni Schicchi. Per A. Franchetti scrisse Notte di leggenda (1915), Glauco (da una pièce di E.L. Morselli, 1922), Il finto paggio e Il gonfaloniere (non rappresentati); per C. Iachino, Giocondo e il suo re (1924, da un episodio del XXXVIII canto del Furioso di L. Ariosto); per E. Wolf-Ferrari ancora Gli amanti sposi (1925, dal Ventaglio di C. Goldoni) e, da una sua commedia, Sly (1927); per P. Riccitelli, I compagnacci, di argomento savonaroliano (1923) e più tardi Madonna Oretta (1932); Il re per U. Giordano; per G. Marinuzzi Palla de' Mozzi (1932), e per M. Peregallo Ginevra degli Almieri (1937) e Lo stendardo di S. Giorgio (1941). All'attività nel teatro musicale affiancò quella nel teatro di prosa, debuttando nel 1907, al Niccolini di Firenze con Il settimo sacramento, a cui seguì nel 1916, la rappresentazione da parte della compagnia Falconi - Di Lorenzo de Le campane di San Lucio. Del F. furono rappresentate 34 commedie, tra cui ricordiamo Sly, scritta per R. Ruggeri (1920), Il conte di Bréchard, con A. Betrone (1924), Gutlibi, del 1925, per la compagnia Pavlova, Ginevra degli Almieri, per Dina Galli, del 1928. A Roma nel ‘29 conobbe Benito Mussolini il quale si rivolse a lui come estensore delle sue idee e coautore; nacque così la trilogia "eroica": Campo di maggio (1930), sui Cento giorni di Napoleone, Villafranca, sul noto episodio risorgimentale (1932), Giulio Cesare (1939). Importante il contributo che F. diede al mondo della cinematografia; negli anni del successo ebbero i maggiori riconoscimenti le sue opere più spettacolari e di ambiente storico come Campo di maggio, del 1935, Villafranca, Mastro Landi o Camicia nera del 1933, una delle poche vere opere di regime della cinematografia italiana, commissionata al F. dall'Istituto Luce, Sei bambine e il Perseo del 1939 e Tredici uomini e un cannone. In campo cinematografico il maggior merito del F. fu quello di aver voluto e attuato gli Stabilimenti di Tirrenia, con l'appoggio economico di Giovanni Agnelli. Negli ultimi anni lavorò ancora, ma in modo molto ridotto, come regista presso il teatro dell'Opera di Roma e scrisse qualche libro di memorie (Mussolini autore drammatico, Firenze 1954; Come li ho conosciuti, Torino 1957). Fonti riportano come giorno di morte il 18 ottobre